La Cacciata a Mondolfo

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Il 02 e il 03 Settembre 2017 torna

La Cacciata a Mondolfo 

Giornata rinascimentale al Comune di Mondolfo. Arriva la 25° Edizione Storica, in costume del '500, del Gioco Antico del Pallone col Bracciale.

Grazie all'impegno della rinnovata associazione "Pro Loco Tre Colli" del Presidente Foster Barberini.  La Kermesse, patrocinata dal Comune, consentira' di far rievocare una disciplina sportiva che appartiene alla storia Mondolfese: Il gioco del Pallone col Bracciale ,che da queste parti si praticava gia' nel 1520 e ancora oggi ha diversi "Proseliti". La disputa della Partita, con tre giocatori (battitore, spalla e terzino) per squadra con indosso il "Bracciale" al polso (una

sorta di manicotto di legno munito di sette cerchi contornati da 105 punte di sorbo o corniolo, con cui va colpita la palla) nella centrale Piazza Borroni, a Sfidarsi saranno le Contrare di Mondolfo: La Barriera, Il Fosso, Il Castello, La Piana. Questo sara' uno dei momenti caratteristici della manifestazione che proporra', comunque tutta una seie di altre attrattive legate al Rinascimento. In azione Giocolieri, Saltimbanchi, Balestrieri, mangiafuoco, danzatrici e popolani accanto a 200 figuranti vestiti con abiti di 5 secoli fa, realizzati in assoluto rigore filologico da un eccellente laboratorio sartoriale che vede al lavoro un gruppo di bravissime volontarie locali.

Sin dal mattino tutto il paese vi fara' vivere una giornata rinascimentale con i suoi figuranti che sfilando in omaggio al Duca Francesco Maria I dell Rovere, lo accompagneranno allo sferisterio per la finalissima della disfida del Bracciale. Mondolfo Sara' in festa, le taverne saranno aperte a pranzo e cena, per un tuffo nella Mondolfo Rinasciamentale, in uno dei Borghi piu' belli d'Italia.


Cenni storici

I grandiosi festeggiamenti che Mondolfo offri' al Duca di Urbino Francesco Maria I della Rovere quando questi volle visitarla con la sua corte per insignirla di "Terra Fedelissima" sono ogni anno celebrati nella rievocazione storica.

I fatti accaduti nel 1523, evocano alcune delle pagine piu' eroiche e gloriose del Comune di Mondolfo quanto questo, nonostante le avverse fortune dei Della Rovere, volle mantenersi fedele a Francesco Maria I, guerreggiando valorosamente al suo fianco sino a giungere a subire un poderoso assedio al quale si arrese, "ai patti", non senza aver prima ferito gravemente colui che il Della Rovere aveva spodestato. E' infatti il 1517 quando il Papa Leone X della famiglia dei Medici, dichiara decaduto per fellonia Francesco Maria dal Ducato di Urbino assegnandolo al nipote Lorenzo De Medici, Lorenzino, come tutti lo chiamavano, per distinguerlo dal nonno piu' noto come "Il Magnifico". Il castello e al Rocca di Mondolfo non aprono le porte al nuovo signore: troppo forte e' la fedelta' ed il legame con Francesco Maria, che, tra l'altro, da bambino aveva a lungo soggiornato a Mondolfo per la salubrita' del clima. Subiscono pertanto, in quella primavera del 1517, uno storico assedio, narrato dal Guicciardini che personalmente vide i fatti, resistendo epicamente alle truppe medicee, ferendo gravemente al capo Lorenzino (dato per morto), ed arrendendosi solo quando piu' nulla vi era da sperare, subendo un vile e proditorio saccheggio.

Quando Francesco Maria I della Rovere, nelle alterne fortune dei principi del Rinascimento italiano, pote' riguadagnare il Ducato di Urbino, non dimentico' la fedelta' della sua Mondolfo, volendole personalmente consegnare il titolo di Terra Fedelissima. Furono giorni di meravigliose allegrezze, con la corte ducale ospitata nel Castello di Mondolfo, racchiuso dalla duplice cortina muraria e dilettata con tenzoni sportive, giostre e tornei cavallereschi, partite col bracciale, musici, armigeri, sbandieratori, saltimbanco e giocolieri.

Le quattro contrade della Terra di Mondolfo - Castello Piana Barriera e Fosso - consegnarono simbolicamente al Duca le chiavi della Citta', i Magistrati rinnovarono l'atto di Vassallonaggio, ottenendo da Francesco Maria la corona ducale con cui insignire lo stemma comunale, quale segno di imperituro favore e inscindibile legame con la casa roveresca.